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Voglio essere
Voglio essere giusto con gli stolti, crudele coi miti, spietato con gli indifesi. Voglio essere forte coi deboli, risoluto con gli indecisi, prodigo coi miseri. Voglio dare a chi ha per togliere agli altri; sequestrare un ricco perché sia riscattato e di mille sventurati vendere il cuore al migliore offerente.
Voglio essere bugiardo coi creduloni e sincero con l’incredulo; voglio essere sottomesso coi ricchi e arrogante col povero. Voglio essere infedele con chi mi ama e baciare i piedi dell’adultera; voglio stare dalla parte del potere e testimoniare il falso per coprirlo; essere, poi, testimone contro l’innocente per vedergli sbarrare gli occhi, incredulo, dinanzi al mentire palese che decreta, con la condanna, la sua rovina. Voglio compiangere falsamente le ristrettezze del poeta, adularlo, elogiarlo, e pensarlo illuso epigono del dotto e del ricco.
Voglio ripetere con perfidia che è meglio essere invidiati che compatiti; fingermi amico devoto di persona fidata e sincera, insidiargli la moglie, portargliela via con perfidia e lusinghe, e osservare imperterrito il lento disfarsi di quella famiglia, il patire dei figli, il cambiar biancheria. Dimostrare che alla stregua di un dio stabilisco che a rate i tuoi figli carezzarli potrai, in quei giorni che avrò decretato, e col tempo contato.
Voglio farti strisciare ai miei piedi piangendo, rigonfio di fame. Ti farò disperato, stremato, incapace di piangere ancora. Tra i reietti deforme vivrai, per sapere, assetato, come l’acqua si spreca: cristallina, di fonte o con le bollicine. E attinger ti farò una volta sola con un vaso senza fondo. Il tuo cibo sarà il pianto di tua madre, la sua struggente costernazione per la tua condizione, al tuo lento morire.
E in regalo ti do un invito al convegno mondiale sulle genti affamate, e anche perseguitate. Potrai state all’impiedi e ascoltare per ore… Sarai escluso soltanto dal pranzo ufficiale. Voglio piantare un albero forte e poi farne una croce. Ed il legno rimasto lo vorrò barattare con tre chiodi ed un Cristo da mettere in croce. Voglio un Cristo obbediente che non possa sottrarsi alla croce, per volere del Padre. Lo voglio giusto e santo, deriso dagli uomini, fustigato a sangue. Anche il più basso degli uomini potrà sputargli contro, ripudiandone il nome. E voglio che gli uomini ne facciano un mito di perfezione e santità. Se ne tramandi la vita, se ne veneri il nome, come l’uomo più giusto e più forte che il mondo abbia avuto; sia tra gli ultimi il primo e non possa mai dire, benché l’abbia capito, che il potere ha bisogno di molti che credano in lui perché sia di pochi il potere.
Voglio essere il sale sulle piaghe del frustato, voglio essere il male dentro il corpo del malato, voglio essere il pianto sul viso del diseredato, voglio essere il sole che tormenta l’assetato, voglio essere la legge dalla parte del potente. Voglio un’unica legge che mi avvicini a Dio.
© Domenico Molica Colella - Mimmo Mollica – Tutti i diritti riservati |
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